• Se non impari a metterti in silenzio davanti a Dio non imparerai mai a pregare.
• Cerca un luogo adatto che ti aiuti ad essere solo. Cerca un’ora adatta che faciliti la tua concentrazione.
• Non cominciare subito a pregare, ma sta’ calmo, ferma i tuoi affanni, cerca di calmare i tuoi pensieri, prova a rilassarti da ogni tensione.
• Prova a dire adagio queste semplici preghiere: Gesù - via - verità - vita. Oppure: Gesù, figlio di Dio, abbi pietà di me. Oppure: Vieni o Spirito Creatore.
• Prova a immergerti in Dio. Potrebbero aiutarti queste parole di Paolo: “In lui viviamo, ci muoviamo e siamo” (Atti 17,28). Dio ti avvolge, Dio ti penetra, tu sei immerso in Dio.
• Ringrazia di essere davanti a lui per pensare solo a Lui: c’è una gioia più grande di questa per l’uomo?
2. Metti il dito sulla piaga
• Comincia dai problemi che ti disturbano di più. Hai paura di qualcosa? Prova a esprimerlo a Dio e abbandonarlo in Lui. Hai paura dei risentimenti? Delle gelosie? Del malanimo? Parlane con semplicità e chiedi perdono. Hai tradito un dovere grave? Hai delle colpe? Confessale a Dio con umiltà e chiedi di essere purificato.
• Prova a metterti davanti al problema che ti preoccupa di più e interroga Dio con semplicità: Signore, che cosa vuoi da me? Signore, mostrami la tua volontà! Signore, in che cosa ho sbagliato e come dovrei agire?
• Da’ tempo alla tua coscienza di mettersi di fronte alle tue responsabilità, implorando la luce di Dio. Va’ al pratico, interroga Dio così: Signore, da dove devo cominciare?
• La vera preghiera sottintende sempre il richiamo: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. (Mt. 7, 21).
3. Entra in ascolto di Dio
• Dio parla quando siamo umili e ci mettiamo davanti a Lui in atteggiamento di ascolto. Solo, non violenta mai la nostra libertà. Basta un soffio a soffocare la voce di Dio.
• Normalmente Dio parla attraverso la tua coscienza. Ma tu devi avere una conoscenza formata e retta.
• Dio non parla mai contro il buon senso, contro i tuoi doveri, contro ciò che è bene.
• Nelle decisioni importanti fà sempre controllare le ispirazioni che senti da un uomo di Dio e da una persona che Dio ti ha messo al fianco, che ti ama e ti conosce profondamente.
• Non pretendere subito la risposta di Dio a quello che chiedi. Come Dio rispetta la tua libertà, tu devi rispettare la libertà di Dio. Non pretendere che Dio agisca come una macchina a gettoni. Dio sa parlare anche nel silenzio: molto spesso nel momento in cui non te lo aspetti avrai la luce.
• Dio non lascia mancare la sua luce a una persona di buona volontà. Però occorre dire che Dio non è solito abbagliare con le sue risposte: lascia sempre un margine di buio perché tu ti assuma le tue responsabilità.
4. Chiedi con fede!
• Gesù ha detto: “Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera lo otterrete” (Mt. 21, 22).
• Gesù ha insegnato a chiedere con costanza: “Chiedere e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Lc. 11 ,9).
• Gesù ha insegnato a chiedere nel suo nome: “In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre mio nel mio nome, egli ve lo darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv. 16, 23).
• Gesù ha insegnato che prima della preghiera bisogna perdonare: “Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati” (Mc. 11, 25).
• Gesù ha insegnato a pregare per tutti e ne ha dato l’esempio: “Simone, ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno” (Lc. 22, 33).
• Gesù all’ultima cena disse: “Non prego soltanto per questi, (gli Apostoli) ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me” (Gv. 17, 20).
• Gesù ha chiesto di pregare per i vostri persecutori: “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt. 5, 44).
• Gesù è morto pregando per i suoi nemici: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc. 23, 34).
• Gesù ha insegnato a chiedere lo Spirito Santo: “Il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiederanno” (Lc. 11, 11).
Riflessioni sull'Eucaristia
L'adorazione, abbiamo detto, (nella Comunione Eucaristica) diventa unione. Dio non è più soltanto di fronte a noi, come il Totalmente Altro. È dentro di noi, e noi siamo in Lui. La sua dinamica ci penetra e da noi vuole propagarsi agli altri e estendersi a tutto il mondo, perché il suo amore diventi realmente la misura dominante del mondo. Io trovo un'allusione molto bella a questo nuovo passo che l'Ultima Cena ci ha donato nella differente accezione che la parola "adorazione" ha in greco e in latino.
La parola greca suona proskynesis. Essa significa il gesto della sottomissione, il riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la cui norma accettiamo di seguire. Significa che libertà non vuol dire godersi la vita, ritenersi assolutamente autonomi, ma orientarsi secondo la misura della verità e del bene, per diventare in tal modo noi stessi veri e buoni. Questo gesto (della sottomissione) è necessario, anche se la nostra brama di libertà in un primo momento resiste a questa prospettiva. Il farla completamente nostra sarà possibile soltanto nel secondo passo che l'Ultima Cena ci dischiude.
La parola latina per adorazione è ad-oratio - contatto bocca a bocca, bacio, abbraccio e quindi in fondo amore. La sottomissione diventa unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore. Così sottomissione acquista un senso, perché non ci impone cose estranee, ma ci libera in funzione della più intima verità del nostro essere.
L'ora di Gesù è l'ora in cui vince l'amore. In altri termini: è Dio che ha vinto, perché Egli è l'Amore. L'ora di Gesù vuole diventare la nostra ora e lo diventerà, se noi, mediante la celebrazione dell'Eucaristia, ci lasciamo tirare dentro quel processo di trasformazioni che il Signore ha di mira. L'Eucaristia deve diventare il centro della nostra vita. (dall'Omelia di Benedetto XVI alla XX Gmg di Colonia )
L'Eucaristia, così come è accolta nella fede della Chiesa, presenta un aspetto sorprendente, che sconvolge l'intelligenza e commuove il cuore. Siamo di fronte a uno dei gesti abissali dell'amore di Dio, davanti ai quali l'unico atteggiamento possibile all'uomo è una resa adorante piena di sconfinata gratitudine. L'Eucaristia non è solo la modalità voluta da Gesù per rendere perennemente presente l'efficacia salvifica della Pasqua. In essa non è presente soltanto la volontà di Gesù, che istituisce un gesto di salvezza. In essa è presente semplicemente (ma quali misteri in questa semplicità!) Gesù stesso. Nell'Eucaristia Gesù dona a noi se stesso. Solo lui può lasciare in dono a noi se stesso, perché solo lui è una cosa sola con l'amore infinito di Dio, che può fare ogni cosa. Non è facile mettere l'Eucaristia al centro! Non è facile accogliere il messaggio del sacramento dell'Eucaristia nella sua forza. Nell'Eucaristia l'amore di Dio si manifesta nelle sue forme più pure e sconvolgenti e incontra un uomo spaesato dinanzi a cose immensamente più grandi di lui. L'Eucaristia al centro è la meta di un lungo cammino.(Card. Carlo Maria Martini)
La forma per eccellenza di contemplazione eucaristica si ha nell'adorazione silenziosa davanti al Santissimo. Si può, certo, contemplare Gesù Eucaristia anche da lontano, nel tabernacolo della propria mente. Tuttavia, la contemplazione fatta alla presenza reale di Cristo...! Stando calmi e silenziosi, e possibilmente a lungo, davanti a Gesù Eucaristia, si percepiscono i suoi desideri su di noi, si depongono i nostri progetti per far posto a quelli di Cristo. La luce di Dio penetra a poco a poco nel cuore. E lo risana. (Padre Raniero Cantalamessa)
«L'Eucaristia plasmi la vostra vita, la vita delle famiglie che formerete. Essa orienti tutte le vostre scelte di vita... vi ispiri ideali di solidarietà e vi faccia vivere in comunione con i vostri fratelli sparsi in ogni angolo del pianeta».
L’incontro con Gesù nella preghiera e nell’Eucaristia non mancherà di illuminare di luce nuova la vostra esistenza e spingervi ad essere suoi testimoni presso i vostri coetanei. In questa prospettiva rivolgo anche a voi l’invito ad essere missionari del Vangelo negli ambienti dove si svolgono le vostre quotidiane attività. Portate la parola di Gesù, che è parola di vita e di speranza, a tutti, specialmente a quanti si trovano in difficoltà e rischiano di smarrire il senso e il valore del proprio vivere. ( Giovanni Paolo II)
«Abbiamo bisogno di cibo continuo. Per questo cominciamo la giornata alle quattro e mezzo del mattino. Abbiamo la Messa, la comunione, la meditazione… Poi, la sera, in tutte le nostre case, abbiamo un’ora di adorazione tutte le sere. Viene esposto il Santissimo Sacramento, e tutte le suore comunitariamente (facciamo tutto comunitariamente), fanno un’ora di adorazione.
È questa una grande sorpresa per me: siamo, infatti tutte e ciascuna molto occupate; abbiamo tante cosa da fare per la nostra gente. Eppure quest’ora di adorazione non è un’ora sottratta al lavoro per i poveri. Facciamo tutte le nostre ore di servizio pieno per i poveri. Quest’ora di adorazione trascorsa davanti a Gesù non toglie nulla la nostro sevizio. Ci ha avvicinate le une alle altre, ha intensificato il nostro amore verso i poveri, ha reso la presenza di Cristo più viva, più reale, qualcosa che veramente ci unisce.» (Madre Teresa di Calcutta)
Com’è bello trattenersi. Signore, mi piacerebbe trattenermi in questo stesso istante. Perché tanta agitazione? A che pro tanta frenesia? Io non so trattenermi. Mi sono dimenticato di pregare. Chiudo ora i miei occhi.Voglio parlare con te, Signore. Sento che un’agitazione frenetica invade tutto il mio corpo, che va e viene, si agita, schiavo della fretta. Perché tanta fretta? Perché tanta agitazione? Io sono appena una goccia d’acqua nell’immenso oceano della tua meravigliosa creazione. Ciò che veramente è importante è cercare il tuo Volto benedetto. Ciò che veramente è importante è trattenersi di tanto in tanto, e sforzarsi di proclamare che Tu sei la Grandezza, la Bellezza, la Magnificenza, che Tu sei l’Amore. La cosa urgente è fare e lasciare che Tu parli dentro di me. Vivere nella profondità delle cose e nel continuo sforzo per cercarti nel silenzio del tuo mistero. Il mio cuore continua a battere, ma in modo diverso. Non sto facendo niente, non mi sto affannando. Semplicemente, sto davanti a Te, Signore. Ed è bello stare davanti a Te. (Ernesto Olivero)
Lettera sull’adorazione
Negli incontri quotidiani con il Signore Gesù, l'adorazione occupa un posto molto importante. Raramente riesco a farla bene, spesso sono occupato e preoccupato da mille cose, sovente pigro, altre volte stanco... Molte volte mi accorgo che in questa situazione di stanchezza e debolezza anche il tempo dell'adorazione rimane solo un tempo di desiderio e di preparazione... la vera adorazione la farà lo Spirito Santo, pregando in me misteriosamente, come dice san Paolo.
Stando così le cose e senza lasciarmi prendere dallo scoraggiamento, devo impegnarmi a fare bene l'adorazione e perciò prima di tutto devo prepararmi. Non devo aver paura di impiegare parecchio tempo. Prepararsi vuoi dire già entrare in adorazione, perchè prepararsi significa già amare. Una fatica questa preparazione: vuol dire separare le cose di Dio dalle mie cose, la luce dalle tenebre e così via... C'è tutta una regola per questa preparazione, ma credo che la cosa migliore sia innanzi tutto fare il taglio col peccato. Sono davanti al Signore come il pubblicano, testa bassa e penso...a tutto quello che mi separa da Dio.
Tante mie miserie le conosco, altre ci sono e le conosce solo lui. Chiedo perdono, scongiuro Gesù di aiutarmi, di guarirmi, di correggermi. Tante volte mi sento rinnovato. Questi sentimenti e questi atti di volontà m'avvicinano a Gesù con fede viva. Certo non devo illudermi, ma ce ne vorrà del tempo e della pazienza per fare piazza pulita di tante sozzure! L'amore poggia sulla fede. Senza questo piedistallo l'amore non regge. Certo la fede viva è dono del Signore ma qualche volta esige la mia collaborazione. Se mi fermo a pensare un po' alle prove d'amore che m'ha dato Gesù, non posso fare a meno di avere fede viva. Delle volte mi aiuta per alimentare questa fede viva recitare una preghiera litanica, piano, scandendo le parole; ricordare le date care della mia vita, le grazie e le croci datemi dal Signore. Ancora: leggere adagio, alcune frasi del Vangelo. E così sono "attrezzato" per amare, perchè l'adorazione è solo questo: amare. E lo ripeto, lo ripeto, sotto tante forme e anche senza parole.
"Adorare" è almeno "guardare", "guardare con amore". Allora sto lì, lo guardo. A volte è facile fissare la mia attenzione su ciò che devo fare. A volte è meno facile. Ma il Signore, credo, è contento. Penso: potrei anche mettermi a leggere il giornale o fare qualche altra cosa di piacevole; no, invece sto qui, non mi muovo, sto qui per te, voglio farti vedere che ti amo; sono stanco, qualche volta pure annoiato .. ma ci sono e t'amo Gesù! Piccole cose per una grande cosa. E che l'adorazione sia un grande incontro, un incontro importante, lo posso constatare presto: basta sia perseverante! Ne sento il bisogno, sento la testa cambiare, m'accorgo di diventare più paziente, silenzioso, ordinato, più discreto nel giudicare i fratelli e gli avvenimenti... più desideroso di scappare nel "deserto" per incontrare e ascoltare il Signore.
La vita spirituale da quasi "sport" comincia a diventare veramente una vita, un fondo nuovo e solido di me stesso e la scelta definitiva di Dio. Adorare è allora incontrare Qualcuno, fermarsi qualche ora con Lui. Non posso fissare sentimenti e atti, ordinarli, provocarli...è un assurdo! Ma sarò naturale e sostanzialmente farò solo questo: gli esprimerò il mio amore. Lo guarderò, gli farò festa, prenderò parte a quanto dice e desidera, tutto teso su di Lui: occhi, orecchie, cuore... Si, mi interessa solo quanto Lui dice e quanto fa, nient'altro! (Un Piccolo Fratello del Vangelo)
«Disse loro Gesù: “Io sono il pane della vita”» (Gv 6, 35). Dio s’è fatto presente in Adamo come creazione, è diventato voce in Mosè, coscienza in Abramo, esperienza in Elia, intimità in Giacobbe. Come se non bastasse, è diventato Presenza «visibile e toccabile» in Gesù, Padre nella sua rivelazione più profonda, Spirito Santo nella pienezza del dono di sé. Potrebbe bastare! All’uomo in cerca del suo Dio non mancano ora gli appuntamenti e i luoghi di incontro; basta volerlo trovare. Ebbene, l’inventività di Dio, la creatività di Dio ha trovato ancora un modo per concretizzare, attualizzare la sua Presenza tra di noi, vicino a noi, davanti a noi, a due passi, dentro di noi. Si è trasformato in un pezzo di pane. Forse molti di noi ne sanno la storia. «La notte in cui fu tradito, Gesù prese il pane, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo che sarà dato per voi Allo stesso modo prese il calice, rese le grazie e lo diede ai suoi dicendo: “Prendete e bevetene tutti, questo è il calice del mio sangue che sarà sparso per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”» (1 Cor 11,23-25). É difficile credere a parole così tremende e sconvolgenti di Cristo. Ma è anche difficile liberarsi da esse. Io non ci riesco più e se lo facessi peccherei contro lo Spirito. E per questo che dico: io credo a ciò che Gesù ha detto, io credo che questo pane di vita è Cristo vicino a me, è Cristo diventato pane per me, è Cristo divenuto Presenza a me. (dagli scritti di Carlo Carretto)
«Rimani con noi, Signore, perché si fa sera» (Lc 24,29). Fu questo l’invito accorato che i due discepoli, incamminati verso Emmaus la sera stessa del giorno della Risurrezione, rivolsero al Viandante che si era ad essi unito lungo il cammino. Carichi di tristi pensieri, non immaginavano che quello sconosciuto fosse proprio il loro Maestro, ormai risorto. Sperimentavano tuttavia un intimo «ardore», mentre Egli parlava con loro «spiegando» le Scritture. La luce della Parola scioglieva la durezza del loro cuore e «apriva loro gli occhi». Tra le ombre del giorno in declino e l’oscurità che incombeva nell’animo, quel Viandante era un raggio di luce che risvegliava la speranza e apriva i loro animi al desiderio della luce piena. «Rimani con noi», supplicarono. Ed egli accettò. Di lì a poco, il volto di Gesù sarebbe scomparso, ma il Maestro sarebbe «rimasto» sotto i veli del pane «spezzato», davanti al quale i loro occhi si erano aperti.(Giovanni Paolo II Lettera Ap. “Mane Nobiscum Domine” cap. 1)
Gesù è ben capace di manifestarsi, a chi sta alla sua presenza..... Anche se ciò non avviene in maniera visibile, il Signore dispone di molti altri mezzi, e si manifesta all’anima con sentimenti interiori, od in altri modi.... E voi, fategli buona compagnia! Non perdete una così bella occasione per manifestargli le vostre necessità, dopo la S. Comunione. E se la vita vi chiama ad altre occupazioni, cercate di rimanergli unite con l’anima. Certo, quel tempo è molto prezioso: perché in esso il Maestro ci istruisce.
Se andate alla presenza di Gesù nell’Eucaristia, può darsi che all’inizio non vi troviate molto bene: infatti il demonio, che ben conosce il gran vantaggio che ne ricavano le anime, vi causerà turbamenti ed affanni nel cuore. Vi darà anche a credere che trovereste più utilità spirituale in altre pratiche di preghiera che non in queste. Non fategli caso. Dimostrate al Signore che lo amate. Sono poche le anime che Lo seguono anche nelle sofferenze: seguiamolo almeno noi, soffrendo qualcosa per Lui. Non mancherà di compensarci con la sua gioia.(Santa Teresa d’Avila)
L’intimità divina con Cristo, nel silenzio della contemplazione, non ci allontana dai nostri contemporanei, ma, al contrario, ci rende attenti ed aperti alle gioie ed agli affanni degli uomini ed allarga il cuore alle dimensioni del mondo. Essa ci rende solidali verso i nostri fratelli in umanità, in particolare verso i più piccoli, che sono i prediletti del Signore.Attraverso l’adorazione, il cristiano contribuisce misteriosamente alla trasformazione radicale del mondo e alla diffusione del Vangelo. Coloro che si incontrano con il Signore svolgono dunque un eminente servizio: essi presentano a Cristo tutti coloro che non Lo conoscono o che sono lontani da Lui; essi vegliano davanti a Lui, in loro nome.(Giovanni Paolo II)
Se una persona fidata andasse in una piazza e svelasse a tutti che su una vicina collina ha scoperto una miniera d'oro..... non lo seguirebbero tutti? Ebbene, nel tabernacolo c'è questo tesoro!Gli uomini sudano per avere denari: ma nel tabernacolo c'è il Padrone di tutto il mondo....Qualunque cosa gli chiediate - che vi sia necessaria - Egli ve la concederà.....Avete bisogno di memoria, di capire bene le lezioni, di riuscire bene nel vostro lavoro? Avete bisogno di forza per sopportare le tribolazioni, di aiuto per vincere le tentazioni? La vostra famiglia è minacciata da qualche disgrazia, è afflitta dalla malattia di qualcuno, ha bisogno di qualche grazia particolare? Da chi credete che "dipenda" tutto questo? Chi è che comanda al vento, alla pioggia, alla tempesta, alle onde? Non è forse Gesù Cristo il padrone assoluto di tutto? Andate dunque a Lui e chiedete. Vi sarà concesso. Bussate. Vi sarà aperto. Gesù, lui per primo, desidera darvi le grazie che vi sono necessarie: ed anzitutto quelle che riguardano l'anima.Una santa vide un giorno sull'altare Gesù bambino il quale reggeva, nel suo vestitino, un numero straordinario di perle preziosissime. Era triste. "Perché sei così triste, mio Signore"? - chiese la santa. "Perché nessuno viene a chiedermi le grazie che ho già qui preparate. Nessuno le vuole. Non so a chi darle....".(San Giovanni Bosco)
Tu, Signore, rispetti i miei tempi, mi sai aspettare e non mi umili, non pretendi quello che non ti posso dare, quello che io stesso tante volte ho preteso di darti. Si, tu mi dai il diritto di essere me stesso. Non ho più paura di quello che mi rende differente dagli altri uomini, e che mi porta per strade diverse dalle loro, a fare scelte diverse dalle loro. Ai loro occhi, io appaio come un perdente, uno sconfitto, uno che deve stare zitto e non deve reclamare: non mi importa più. La verità mi rende libero, libero di accettare anche l'ultimo posto, quello di cui tutti hanno paura e che cercano di scansare per non essere considerati “nessuno”. Quel posto vuoto di uomini ma pieno della tua divina Presenza. Vuoto dei “primi”ma non di Te
Adorare è lasciarsi invadere dallo sguardo di tenerezza di Gesù, quello sguardo che mi fa celebrare la gioia della mia esistenza, del mio essere vivo. Così guardato dentro da Te, scopro la ricchezza che Tu mi avevi nascosto dentro. Proprio perché Tu hai passato il tuo sguardo sopra di me, entrando nel mio cuore attraverso i miei occhi, io posso vedere la sorgente che hai fatto scaturire in me e al tempo stesso le mie ferite. Solo quando sappiamo d'essere amati possiamo iniziare un cammino di guarigione e di conversione. Adorare è volere iniziare questo cammino, è voler vedere Gesù nelle mie ferite, che ora non mi spaventano perché Tu sei con me. Signore, voglio ringraziarti con tutto il mio cuore perché Tu non mi chiedi altro che di essere me stesso, con le mie luci e tenebre, con la mia bellezza e la mia povertà. Signore, più accetto la mia povertà e più scopro la mia grandezza davanti ai tuoi occhi. E’ nel sentirmi e nello scoprirmi piccolo qui davanti a Te, Gesù Eucaristia, che intuisco il significato della mia esistenza, della mia felicità, del mio essere “fatto poco meno degli angeli”. Solo così mi identifico nella mia vocazione più vera. Ma questo faccia a faccia non mi esclude dai fratelli. Adorare è anche recuperare il mio essere Chiesa. Davanti al tuo corpo, Gesù io mi sento membra di questo Corpo. Eppure noi Signore abbiamo perso il senso di essere comunità. Il nostro crederci bravi, sapienti, ci ha fatto perdere il senso degli altri innalzandoci sopra di loro. Ora, davanti a te, tutto questo è contraddetto e ci rimetti ognuno al nostro posto. Tu non solo mi proponi il tuo amore, ma anche la comunità come luogo di incontro e di festa, dove camminare insieme a coloro che in Te diventano i miei fratelli, attraverso il dono eterno del tuo Corpo.
La fede eucaristica della Chiesa
6. « Mistero della fede! ». Con questa espressione pronunciata immediatamente dopo le parole della consacrazione, il sacerdote proclama il mistero celebrato e manifesta il suo stupore di fronte alla conversione sostanziale del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore Gesù, una realtà che supera ogni comprensione umana. In effetti, l'Eucaristia è per eccellenza « mistero della fede »: « è il compendio e la somma della nostra fede ».(13) La fede della Chiesa è essenzialmente fede eucaristica e si alimenta in modo particolare alla mensa dell'Eucaristia. La fede e i Sacramenti sono due aspetti complementari della vita ecclesiale. Suscitata dall'annuncio della Parola di Dio, la fede è nutrita e cresce nell'incontro di grazia col Signore risorto che si realizza nei Sacramenti: « La fede si esprime nel rito e il rito rafforza e fortifica la fede ».(14) Per questo, il Sacramento dell'altare sta sempre al centro della vita ecclesiale; « grazie all'Eucaristia la Chiesa rinasce sempre di nuovo! ».(15) Quanto più viva è la fede eucaristica nel Popolo di Dio, tanto più profonda è la sua partecipazione alla vita ecclesiale mediante la convinta adesione alla missione che Cristo ha affidato ai suoi discepoli. Di ciò è testimone la stessa storia della Chiesa. Ogni grande riforma è legata, in qualche modo, alla riscoperta della fede nella presenza eucaristica del Signore in mezzo al suo popolo. ( da Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI)
La trasformazione eucaristica
Il tema su cui vogliamo meditare è un po' esigente: parleremo infatti della trasformazione eucaristica del cristiano. Il titolo mi è stato ispirato da un libro su Madre Teresa dove ho letto: «Oberata di problemi, assillata da innumerevoli richieste in tutti i campi dell'emarginazione, con oltre cinquemila suore sparse nei vari angoli della terra, non esitava a considerarsi la persona più felice dei mondo per il fatto di essere continuamente a contatto con Gesù servito nei poveri. La vita attiva diventava il naturale prolungamento dell'Eucaristia. Per lei la Messa durava tutta la giornata. Conduceva un esistenza eucaristica. Tutti i giorni Madre Teresa trascorreva quattro ore in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento. Poi. finita l'adorazione, si immergeva nella contemplazione di quel Dio che si è fatto piccolissimo a Betlemme, che si è annientato sulla croce, che si è fatto pane per lasciarsi mangiare; quel Dio che si è fatto corpo in ogni essere umano. Ecco la sua costante e viva contemplazione, vissuta con estrema serenità, sempre con quel misterioso sorriso sulle labbra». Ho incontrato parecchie volte Madre Teresa e ne ricordo il sorriso misterioso, velato da un po' di tristezza per tante sofferenze, ma capace di comunicare pace e serenità.
L’Eucaristia e noi
Il primo punto è semplice. L’Eucaristia è il centro della storia umana: tutta la storia umana gira attorno ad essa, si svolge al ritmo dell'Eucaristia, va verso il suo compimento secondo un dinamismo eucaristico. Il Concilio Vaticano Il afferma che l'Eucaristia è la sorgente e il culmine dell'evangelizzazione, quindi sta all'inizio e alla sommità di tutto il lavoro della Chiesa. E’ una cosa di cui si può parlare senza fine, proprio in quanto connessa con i molteplici aspetti della vicenda umana. D'altra parte l'Eucaristia ha pure una storia, o meglio molte storie, legate anche alla nostra biografia personale. E’ significativo che il Papa abbia raccontato più di una volta di sé e della propria biografia eucaristica. Ricordo per esempio alcune bellissime pagine dell'enciclica Ecclesia de Eucharistia e del volume Dono e mistero, pubblicato in occasione del suo cinquantesimo di Messa.
Sulla scia del Papa, ciascuno di noi può tracciare con gratitudine la propria biografia eucaristica: che cosa è stata per me? Quando ho incontrato l'Eucaristia, interiormente e non solo esteriormente? Come l'ho conosciuta: da bambino, forse nel servizio alla Messa, nella prima Comunione, nelle comunioni successive, nelle adorazioni, nelle processioni, nelle visite eucaristiche? Quali sono state le Eucaristie che maggiormente mi hanno trasformato o quelle che magari hanno generato in me dolore e resistenza? Quali vicende mi hanno avvicinato sempre di più all'Eucaristia? E’ importante prendere coscienza di questa storia.
Noi per l'Eucaristia?
Abbiamo contemplato l'Eucaristia per noi. E che cosa facciamo noi per l'Eucaristia, cioè per Gesù che si dona irrevocabilmente nel mistero pasquale fino alla morte in croce?
1. Penso che innanzitutto non dobbiamo «fare» qualcosa - noi pensiamo istintivamente ai gesti del culto -, ma lasciarci amare. Di fronte all'Eucaristia dobbiamo lasciarci salvare, purificare da Gesù, lasciare che sia lui a fare tutto e ricevere la sua vita con gratitudine. Non temiamo di stare in silenzio, di non trovare nulla da dire, perché è lui che ci parla, che ci viene incontro con tutto il peso della sua decisione di amore che vuole riversare su di noi; insomma lasciamo che Gesù sia Eucaristia, salvezza, perdono, pietà, tenerezza, affetto, purificazione per noi. Lasciamo che Gesù sia Gesù.
Potremo allora vivere il culto spirituale e il culto eucaristico. Può apparire strano l'ordine in cui li pongo, perché di solito partiamo dal culto eucaristico. Talora infatti si crede più importante celebrare bene la Messa (per i preti), andare a Messa almeno la domenica (per la gente) e adorare il Signore nel Santissimo Sacramento. In realtà mi sembra che dall'Eucaristia ci venga anzitutto l'invito di Gesù a celebrare il nostro culto spirituale, con l'offerta dei nostro corpo.
2. Il culto spirituale. Ritroviamo qui il versetto rivelatore di san Paolo nella Lettera ai Romani (12, 1), che avevo semplicemente letto e non commentato: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio. E’ questo il vostro culto spirituale».
L’Apostolo dice che il nostro culto è anzitutto offrire i nostri corpi, non celebrare bene la Messa. E i nostri corpi sono la nostra vita in tutta la sua fisicità, in tutta la sua estensione, il giorno e la notte, la giovinezza e la vecchiaia, la salute e la malattia, il successo e l'insuccesso, la gioia e il dolore, l'entusiasmo e la depressione. Tutto va donato quale sacrificio vivente, offrendoci a Dio come Gesù si è dato a noi e al Padre. Molte persone compiono, magari senza esserne consapevoli, questo culto spirituale quando vivono onestamente, amano la famiglia, vivono con serenità la fatica del lavoro o dello studio, si sacrificano, accettano con pazienza situazioni difficili e dolorose. Sacrificio vivente, dunque, non semplicemente un rito; sacrificio santo, perché ci purifica, ci toglie dalle connivenze col male; e sacrificio gradito a Dio.
Questa è dunque la prima conseguenza dell’Eucaristia: l'offerta della vita quotidiana, quella che facciamo ogni giorno nella preghiera mattutina: «Ti offro, Signore, nel cuore di Cristo, tutte le azioni, le preghiere, le sofferenze, le gioie di questo giorno». Questo è il nostro culto fondamentale. Che poi si esprime nella carità, nell'amore, in tutte le opere di misericordia.
Prendiamo così coscienza del valore del culto eucaristico. Anzitutto, celebrando e partecipando alla Messa. viviamo l'esperienza del mistero pasquale, riviviamo la morte e risurrezione di Gesù, ci disponiamo a lasciarla operare in noi, ad accettare le condizioni e le implicazioni di questo evento unico e rivoluzionario che è la Pasqua immessa nel tempo dell'uomo.
E, ancora, possiamo vivere con verità le pratiche che la Chiesa ha sviluppato nei secoli in relazione alla Messa. Ricordo le processioni eucaristiche; la devozione semplice e facile delle visite al Santissimo Sacramento; e, soprattutto, l'adorazione eucaristica, nella quale esprimiamo la lode, la gioia, l'entusiasmo, la riconoscenza. Essa è nata in Occidente da un bisogno istintivo di prolungare la celebrazione dei mistero. E non è soltanto una qualunque preghiera silenziosa davanti al tabernacolo. Deve partire dallo stato eucaristico di Gesù, dal suo essere immolato per noi, testimone del Padre fino alla morte, perfetto adoratore di Lui, distruttore degli idoli, fonte di comunione perfetta degli uomini fra loro e col Padre. Il Cristo adorato nell'Eucaristia è il Cristo che dona se stesso fino alla morte, per la redenzione dell'uomo, che fa di noi un popolo solo e ci chiama alla pienezza della pace messianica. E la contemplazione eucaristica deve nutrire in noi la capacità di offrire la vita. ( Esercizi Spirituali di Carlo Maria Martini)